La Costruzione del Suono

maggio/giugno 2002


Mercoledì 15 Maggio ore 21.00

Centro Culturale Candiani - Auditorium
Piazzale Candiani, 7 - Mestre (VE)


SOUND & FURY

AGOSTINO DI SCIPIO
per un teatro di rumori, suoni, voci (1995-98)

da Shakespeare (La tempesta), Auden (Il mare e lo specchio), liriche originali di Eugenio Tescione

lettori: Anna Clementi, Daniele Fracassi

percussioni: Alessandro Tomassetti, Fulvio Fuina

proiezioni visive: Manilio Prignano

elettronica dal vivo e regia: Agostino Di Scipio

Sound & Fury
1- Natura allo specchio
2- L'isola
3- Intermezzo / Intermittenza
4- Caliban, all'uditorio (futuro)
5- Specchio alla natura

Ingresso unico 5


Presentazione

SOUND & FURY - per un teatro di rumori e voci

Il progetto Sound & Fury si è delineato nel corso di alcuni anni, si è concretizzato tra il 1995 e il 1998, ed ha avuto la prima manifestazione completa in teatro nel Gennaio 2000, ad Evora, in Portogallo.

Si è trattato per me di un laboratorio in cui provare fino in fondo la compenetrazione di due elementi centrali nella mia personale ricerca sonora e musicale: la sintesi digitale del suono con modelli di fenomeni non-lineari (fenomeni caotici e di turbolenza acustica), e la formalizzazione di algoritmi compositivi. Il tratto musicale caratteristico che ne consegue è una tensione all'identificazione, alla confusione, di suono e musica, di timbro e forma musicale, dove l'esperienza del suono emerge da processi d'interazione uomo/macchina e macchina/ambiente. (Lo "spazio" - la realtà - in questo lavoro, non è "virtuale", non è altro che lo spazio storico e materiale che accoglie i suoni e gli ascoltatori).

Ad un certo punto ho sentito la necessità di uno strumento esterno che rendesse trasparenti, all'ascolto, questi contenuti tecnico-espressivi. La sperimentazione del suono si è allora unita ad un'idea costruttiva più generale, una rilettura di molteplici aspetti del testo della Tempesta di Shakespeare, qui mezzo per l'esperienza del suono piuttosto che "pretesto" per fare della musica. E' il suono, la musica, che mi ha indicato nella Tempesta un materiale di lavoro adeguato, non una preventiva lettura scespiriana, non una fascinazione letteraria autonoma. Analogamente le immagini di Manilio Prignano e i testi di Eugenio Tescione hanno completato l'insieme degli strumenti a disposizione per l'emergenza di queste turbolenze acustiche.

Del testo scespiriano, per me risulta importante il tema del conflitto, o compenetrazione, di magia e scienza: Prospero è figura ambigua di mago/scienziato, e non vuole rinunciare ai due diversi modi di conoscenza, nella loro problematica coesistenza. Altrettanto importante è il tema del confronto tra razionalità occidentale e pluralità di mondi non-occidentali, nella forma del rapporto tra colonizzatore e colonizzato: Caliban ama/odia Prospero, e ormai non può fare a meno di parlarne la lingua, e cioè in fondo di essere lui stesso parlato e agito da un linguaggio e da un pensiero non suo, da un padrone distante che pure pretende, dopo averlo reso schiavo, di restituirgli la libertà (la decolonizzazione: illusione illuministica e codarda, alla quale da tempo subentrano forme di omogeneizzazione culturale più sottili e pervasive, in parte comprese oggi nel termine "globalizzazione").

Infine, certo, il progetto Sound & Fury muove anche dal fatto che nella Tempesta ogni azione è percezione e produzione di suoni - di suoni inauditi, di rumori, di voci troppo umane e/o sovrannaturali. Cos'è naturale, cos'è artificiale? Lo specchio in cui la natura si riflette restituisce la natura stessa o altro? La natura che si mette allo specchio non è già altro da sé? Una grande riflessione su Natura e Artificio è contenuta nella Tempesta.

Con molta semplicità, e nel tentativo di non farne "estetica", le turbolenze acustiche di Sound & Fury possono indicare nel testo di Shakespeare un rilievo affatto attuale: il tempo è quello dell'inizio dell'Occidente, le cui forme di pensiero specifiche (la "modernità") iniziavano ad insinuarsi, dissolvendole, dentro modalità di conoscenza qualitative legate ad archetipi antichissimi. L'Occidente nasceva col nascere del suo proprio problema di identità storica, di destino. Ciò riverbera in trasformazioni, analoghe e differenti, che oggi appaiono decisive. Inoltre l'Europa del tempo di Shakespeare scopriva le Americhe, le Indie, l'altro lontano e ormai vicino (qui riflesso nel fatto che la voce di Caliban è femmina - l'altro sempre vicino). E ciò è quanto avviene di nuovo oggi, sotto altre forme, in altre circostanze geografiche-culturali e politiche.

Il tempo è quello in cui un'armonia antica tra uomo e natura si spezzava, ridotta poco alla volta a tecnica (in musica: "tecnica armonica" - reminiscenza dell'armonia del cosmo, suo rifacimento, suo fingimento, ormai stanca ripetizione: non siamo stanchi di fingerci quest'ordine, questa perfetta insostenibile consonanza?). Quella rottura dell'ordine armonico oggi raggiunge forme autonome nell'ambito del rumore, da intendere non solo come distruttore ma anche come generatore di forma, di vita, disordine fertile che fino a ieri sembrava qualcosa da filtrare, da emarginare, da evitare, e che oggi va generato, liberato. Il chaos come forma - ordine e disordine insieme - che impone di contentarci di isole di armonia solo transitoria, di preservare le contraddizioni senza farne conflitto, in una condizione dinamica di emergenza.

Non ci si può fingere alcuna soluzione, e non si può rinunciare a cercarne una.
Non c'è "drama", non c'è azione narrativa, in Sound & Fury: l'ipotesi di teatro di rumori e voci prova a rendere udibilmente presente un mondo sospeso tra artificio integrale e rifacimento del naturale. L'emergenza che ne consegue è percezione del presente, urgenza del qui ed ora. La "forza di pensiero", la capacità di azione, del suono. Silenzio e rumore: nella turbolenza che sale dalla terra, e dal mare, e che ci colloca in una condizione permanente di frontiera dinamica (dove finisce il mare? dove la terra? qual'è il profilo della nostra isola, del nostro mondo?), andiamo alla ricerca della parola, alla ricerca di un segno o gesto dell'altro, che però mai può essere davvero raggiunto - avere la parola, avere il nome delle cose, è già selezionare, orientare la comunicazione, e cioé "finirla", delimitarla, chiuderla. La vita, anche sociale e politica, ha bisogno di poeti. E i poeti devono porsi il problema della (loro, nostra) vita tecnologizzata.

Agostino Di Scipio


Agostino Di Scipio

Nato a Napoli nel 1962, prima musicista autodidatta, poi diplomato in Composizione e Musica Elettronica al Conservatorio di L'Aquila, dal 1985 il suo lavoro è diviso tra la composizione, l'informatica musicale e lo studio delle tecnologie dell'arte e della musica. Dopo alcuni anni di ricerca al Centro di Sonologia Computazionale (Università di Padova), nel 1993 è stato "professore ospite" alla Simon Fraser University (Vancouver), e nel 1995 "compositore in residence" dalla Sibelius Academy (Helsinki). Coordinatore per qualche anno del Laboratorio Musica e Sonologia (Dipartimento di Matematica, Università di L'Aquila), oggi è docente di Musica Elettronica al Conservatorio di Napoli, e membro del consiglio direttivo dell'Associazione di Informatica Musicale Italiana (AIMI, Venezia).

Sue musiche sono state eseguite da solisti e gruppi italiani e stranieri in numerosi Festival di musica elettronica e strumentale in Europa, Asia, Nord e Sud America, e Australia. Segnalazioni e premi al Concorso Internazionale di Musica Elettroacustica di Bourges (1991, 1996, 2000), al Tokyo Irino Prize (1990) e al Prix Ars Electronica di Linz (1995). Nel 2002 è compositore ospite del CCMIX, a Parigi.

Ha pubblicato per molte riviste italiane e straniere. Curatore dell'antologia Teoria e prassi della musica nell'era dell'informatica (G.Laterza, Bari, 1995), dell'edizione italiana degli scritti di Gottfried M.Koenig (Semar, Roma, 1995) e del volume di Michael Eldred, Heidegger, Hölderlin e John Cage (Semar, Roma, 2000). Attualmente sta curando una raccolta di scritti, anche inediti, di Xenakis.


Vortice - Associazione Culturale
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