BIENNALE MUSICA
49. Festival Internazionale di Musica Contemporanea
Suono/Immagine


Venerdì 30 settembre 2005, ore 20.00
Arsenale - Tese delle Vergini

UN AVATAR DEL DIAVOLO

prima esecuzione assoluta
musica e ideazione Roberto Doati
testi e suoni di Antonin Artaud
tratti da Pour en finir avec le jugement de Dieu e altri scritti (editore Gallimard), con una citazione da Visage di Luciano Berio (Universal Edition)

con Giorgio Bertan, Marta Paola Richeldi (attori in scena) Shila Anaraki (in video)

regia e montaggio del testo Giuseppe Emiliani
video e videoscenografie Paolo Pachini
disegno luci Mauro Marri

commissione La Biennale di Venezia
Produzione La Biennale di Venezia in collaborazione con
Vortice - Teatro Fondamenta Nuove, Venezia

sistemi e interfacce multimediali a cura a cura di InfoMus Lab, DIST-Università di Genova con il contributo del progetto 6FP IST TAI-CHI (Tangibile Acoustic Interfaces for Computer Human Interaction)
gli oggetti scenici di Charles Eames sono gentilmente messi a disposizione da Vitra
si ringrazia la MacDowell Colony
si ringrazia Universal Edition e Talia Pecker Berio per l'autorizzazione a utilizzare la citazione di Visage di Luciano Berio


"Il termine avatar ("disavventura", ma anche "metamorfosi") usato da Antonin Artaud nel sottotitolo del suo ultimo testo Pour en finir avec le jugement de Dieu diventa l'odierno "avatar" informatico, sorta di alter ego elettronico. Il titolo dello spettacolo intende infatti definire le fondamenta del progetto: l'idea del doppio (Dio alter ego di Lucifero? gli escrementi alter ego dello spirito?) e il linguaggio elettronico (alter ego di Lucifero?).
La composizione musicale utilizza la tecnologia informatica per trasformare e proiettare in tempo reale nello spazio fisico suoni e parole dei due personaggi in scena (uomo e donna), secondo una drammaturgia più musicale che teatrale, in bilico continuo fra logocentrismo e melocentrismo. Tutto ciò senza nulla togliere al gesto, ai movimenti, all'articolazione verbale. L'aspetto visivo sarà privilegiato interlocutore della musica, sia con video realizzati ad hoc, sia con l'uso di sistemi interattivi che consentono la trasformazione del suono attraverso il gesto degli attori. La scelta del testo potrebbe sembrare presuntuosa data la grande notorietà che gode nel mondo del teatro, ma la vera ragione risiede nel fatto che si desidera riportarlo nel suo contesto originale. Il testo fu infatti creato da Artaud per la radiodiffusione, peraltro mai avvenuta perché incappata nella censura, e quindi utilizzando un mezzo che fin dagli inizi dell'esperienza elettroacustica è stato considerato privilegiato per la diffusione del nuovo pensiero musicale: la nascita della musica concreta (Parigi, 1948) è infatti liminare al lavoro di Artaud"
Roberto Doati

Fa male allo stomaco confrontarsi con l'ultimo Artaud
L'ultimo Artaud sembra essere il demoniaco signore di un grottesco carnevale: un lucido folle che si è riappropriato del proprio nome ma che, nello stesso tempo, ama definirsi padre, madre e figlio di stesso.
L'ultimo Artaud si considera l'intoccabile ma in realtà non vuole più farsi manipolare il corpo e il cervello. Egli afferma di essere morto nel manicomio di Rodez sotto gli elettroshock e di essere poi risorto attraverso la scrittura.
L'ultimo Artaud si considera il pharmakos , il capro espiatorio (come Poe, Baudelaire, Nerval, Nietzsche, Van Gogh) ma nello stesso tempo dio e diavolo, vittima e padrone delle cose.
L'ultimo Artaud è l'artefice di un linguaggio che si fa partitura, diventa musica: una parola che strappa, fende, scoppia.
L'ultimo Artaud è il ritorno di Artaud-le Momo: il ritorno del corpo, un corpo nuovo, "glorioso", senza organi. Un corpo dionisiaco, senza desideri, senza Dio.
L'ultimo Artaud è un urlo contro dio perché dio è ritenuto il responsabile della corruzione del corpo. La carne è infetta. Il corpo è malato. Cagare e petare è l'unico modo per rivomitare contro l'artefice della creazione il frutto della sua produttività impura.
Anche il linguaggio come il corpo va rifatto, depurato. Va cercata una parola pura, non scalfita nell'atto di dirsi, una parola che si fa corpo. Un corpo che danza alla rovescia, che sconvolge l'equilibrio della cose e che non si potrà dimenticare.
Davvero difficile dimenticare l'ultimo Artaud...
Giuseppe Emiliani


Attento ai rapporti fra linguaggio strumentale e la creazione di nuovi linguaggi elettroacustici e alle tecnologie interattive, la biografia artistica di Roberto Doati, genovese del '53, si svolge quasi del tutto in questi universi, studiando musica elettronica e informatica con Albert Mayr, Pietro Grossi e Alvise Vidolin, fino a divenire, attualmente, responsabile della Scuola di Musica e Nuove Tecnologie presso il Conservatorio "Giuseppe Tartini" di Trieste. Nel 2005 è compositore residente presso la MacDowell Colony.


Giuseppe Emiliani, regista e autore di teatro. Vincitore del Pegaso d'Oro 2004 per la regia teatrale del Premio Internazionale Flaiano. Ha curato varie regie per il Teatro Stabile del Veneto Carlo Goldoni, per il Teatro Carcano, il Teatro dei Filodrammatici, il Teatro di Verdura di Milano, il Teatro Argot di Roma, la Compagnia Pambieri-Tanzi, la Compagnia I Fratellini di Firenze, il Teatro Fondamenta Nuove di Venezia.


Biglietti

Intero € 16
Ridotto € 13
Ridotto studenti e gruppi € 5

I biglietti possono essere acquistati on line presso il sito www.labiennale.org

Informazioni
Call center HelloVenezia tel. 041 24 24
Ufficio Promozione Pubblico e Gruppi
tel. 041 5218775 - fax 041 5218825
e-mail: infogruppi@labiennale.org

Vortice - Associazione Culturale
email: vortice@provincia.venezia.it

041 5224498, info@teatrofondamentanuove.it

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