La Costruzione del Suono

maggio/giugno 2002


Giovedì 13 giugno ore 21.00

Centro Culturale Candiani - Auditorium
Piazzale Candiani, 7 - Mestre (VE)


VIRTUOSI VIRTUALI

OVVERO LO STRUMENTO VIRTUALE E LA NUOVA RICERCA ELETTRONICA

 

composizioni di
MAURO LANZA - ANDREA CERA - GIUSEPPE GAVAZZA

 

eseguite da

Donatienne Michel-Dansac, Massimiliano Donninelli, Alessandro Comellato

Ingresso unico 10


Programma

MAURO LANZA
Erba nera che cresci segno nero tu vivi
per soprano ed elettronica
L'allegro chirurgo
per sassofono tenore solo

ANDREA CERA
Deliverance
per sassofono soprano ed elettronica

GIUSEPPE GAVAZZA
Virtual prepared piano
per Disklavier e suoni di sintesi amplificati dentro il pianoforte
Cinque canti d'amore
per soprano, live electronics, MIDI piano e Disklavier

sassofoni: Massimiliano Donninelli
soprano: Donatienne Michel-Dansac
elettronica e MIDI: Alessandro Comellato
pianoforti Disklavier
prime italiane


"Erba nera che cresci segno nero tu vivi" (1999-2000)
per voce ed elettronica
{prima esecuzione italiana}

Alla base di "Erba nera che cresci segno nero tu vivi" c'è una riflessione sul rapporto tra musica e linguaggio. Non si tratta di un rapporto analogico. Quello che m'interessa del linguaggio da un punto di vista "musicale" non è la retorica o la semantica, ma la sua forma, la sua capacità di gestire una complessità virtualmente illimitata con un corpus assai ridotto di regole.
Sono stato molto influenzato nella mia riflessione dalle teorie della linguistica generativista (scienza di cui è fondatore e caposcuola il dissidente politico Noam Chomsky): il modello di linguaggio che propone quest'ultima è una struttura arborescente strutturata su più livelli gerarchici, molto affine all'idea di ritmo che ho sviluppato in questo pezzo. In effetti, in "Erba nera che cresci segno nero tu vivi" la componente ritmica è preponderante (a dispetto dell'idea di "lirismo" che spesso è associata alla voce). La sovrapposizione di cicli ritmici e d'unità ritmiche diverse, portata avanti con radicalità, evita la saturazione grazie al principio gerarchico ereditato dalla grammatica generativa. Tutti i pattern che compongono gli strati della spessa poliritmia condividono lo stesso antenato, un vero e proprio scheletro ritmico che si sviluppa in maniera organica nel corso di tutto il pezzo, donandogli trasparenza e pregnanza e orientando la nostra percezione della complessità.
Alla ricchezza del ritmo si oppone un'estrema sobrietà di tutti gli altri parametri. Anche la scelta del testo riflette questa logica : il solo testo cantato è il titolo, senza riletture consecutive, dilatato fino a far coinciderne la struttura con la forma stessa del pezzo. Tratto da una raccolta intitolata "Prime prose Italiane", questo frammento mi ha colpito per la sua semplicità oracolare : è un primo, acerbo tentativo di scrittura in lingua italiana di Amelia Rosselli, cresciuta in esilio in Francia e in Inghilterra (un'altra storia di dissidenza), una coppia di settenari concisi che scandisce una formula sobria e misteriosa.
La parte elettronica di "Erba nera che cresci segno nero tu vivi" è una sorta di orchestra virtuale di percussioni che accompagna la voce solista. Tutti i suoni sono stati creati per mezzo di sintesi (il che significa che non è stato utilizzato nel pezzo nessun suono proveniente da una sorgente "reale", ma che tutti i suoni sono creati ex nihilo dal computer). Nella fattispecie ho fatto uso di un particolare tecnica chiamata "modellizzazione fisica" che consiste nel creare dei veri e propri "strumenti" virtuali (si parla a giusto titolo di "liuteria virtuale"). Se negli altri tipi di sintesi il punto di partenza è il suono stesso, la sintesi per modelli fisici parte dal dispositivo che lo produce, dall'evento meccanico (anche se immaginario) che ne è la causa.

Mauro Lanza


"L'allegro chirurgo" (1997)
per saxofono tenore

"( … Il dottor Benway sta operando in un anfiteatro gremito di studenti).
Il dottor Benway : Giovanotti, non avrete spesso l'occasione di assistere ad una tale operazione, e la ragione è semplice … essa è completamente inutile dal punto di vista medico. Perché è stata inventata? Nessuno lo sa. Personalmente credo si tratti di una creazione puramente artistica…Qualcuno di voi ha mai assistito ad una delle esibizioni del dottor Tetrazzini? Parlo di esibizioni perché si trattava di autentici show.
Cominciava scagliando il bisturi sul paziente attraverso la stanza per poi fare la sua entrata come un ballerino. La sua velocità era incredibile : "non gli lascio il tempo di morire!" diceva, precipitandosi sul tumore come un lanciatore di coltelli.
(Improvvisamente un giovane nell'anfiteatro si alza, e, estratto un bisturi, si scaraventa sul paziente.)
Il dottor Benway : Un espontaneo ! Fermatelo prima che mi sbudelli il paziente!
(espontaneo è un termine di tauromachia che designa uno spettatore che balza nell'arena, estrae un mantello che teneva nascosto e abbozza qualche passo davanti al toro prima di essere espulso … gli attendenti si azzuffano con l'espontaneo, che è infine espulso dalla sala. L'anestetista approfitta della confusione per estrarre un'otturazione d'oro dalla bocca del paziente …)"

William Burroughs, Il pasto nudo


Deliverance

Ho composto questo brano nel 1997-1998, il mio anno di studio all'IRCAM.
Il titolo "Deliverance" deriva da un film di John Boorman (in Italia "Un tranquillo week-end di paura"). La lotta tra la diga e il fiume, tra le "signorine" di città e i due hillbillies scatenati, erano un simbolo della lotta tra cultura "alta" e "bassa" nella mia immaginazione. In quel periodo, la mia preoccupazione principale era di mettere in relazione le tecniche di scrittura di derivazione colta ed i materiali provenienti dalla popular music occidentale.
Negli anni successivi al concerto di presentazione, "Deliverance" venne ripreso nelle stagioni dell'IRCAM. Qualche volta la situazione fu veramente appropriata. Ad esempio, un concerto diviso tra i solisti dell'IRCAM ed alcuni gruppi jazz, tra cui quello di Uri Caine - non si capiva più chi facesse "jazz" e chi "musica contemporanea".
Ma la più grande soddisfazione arrivò durante un concerto all'aperto - un barbone esaminava la sua bottiglia, convinto di essere preda di allucinazioni sonore. Poco lontano, alcuni musicisti di strada si tappavano le orecchie.
Quando guardo il mio brano, mi sembra che se ne stia lì a sorridermi, con la stessa espressione inebetita del banjoista di "Dueling Banjos". E' allora che mi sento come l'altro, come il chitarrista, che per alcuni istanti era riuscito a dialogare con lui, prima che gli altri montanari...

Andrea Cera


Variazioni su un Preludio di Skrjabin
per Disklavier e suoni di sintesi (2001)

Realizzato in collaborazione con ACROE, Grenoble e Accademia Internazionale Arti e Media, Torino

La composizione - un ciclo aperto di variazioni sul Preludio per pianoforte op. 45 n.3 di Alexander Skrjabin - é il primo brano che mi serve a sperimentare una sorta di iperpianoforte in cui i suoni di sintesi amplificati sono integrati nel corpo del pianoforte ed il rapporto tra il gesto esecutivo e la risposta dello strumento si rinnova attraverso la programmazione informatica, controllata dalla tastiera del pianoforte stesso, del feedback sia della meccanica del Disklavier sia dei suoni elettronici amplificati in esso. Tutti i suoni elettronici sono stati realizzati con il programma di sintesi per modelli fisici Genesis 1.4 dell'ACROE di Grenoble ed il controllo dell'interazione in tempo reale é effettuato con MAX/MSP.
Il prefisso "iper" dell'iperpianoforte é qualitativo e non quantitativo; non mi interessano effetti clamorosi o fragorosi, mi interessa invece un approccio esecutivo ed espressivo, attraverso il gesto strumentale, sottilmente nuovo per l'esecutore e per il pubblico.
Così, ad esempio, lo strumento reagirà - in modi pienamente programmabili - a gesti e figure esecutive primarie e non come accelerando/rallentando, diminuendo/crescendo, omogeneità del tocco, durate oppure a sequenze di note predeterminate (che agiscono come password), densità degli eventi, modelli e tipologie di armonie o di sequenze melodiche, successioni dinamiche e così via.
Il paradigma compositivo va oltre la capacità di riconoscere e adeguare una partitura informatica a quella musicale per proporre una interazione strumentale che agisce e reagisce per modelli pienamente definibili e, si spera, significativi. Le Variazioni su un Preludio di Skrjabin sono dunque, oltre che una composizione, un prototipo applicato di un possibile nuovo rapporto gesto/strumento.

Giuseppe Gavazza


Cinque Canti d'Amore
per soprano, Disklavier e live electronics (1996-97, revisione 2002)

Realizzato in collaborazione con ACROE, Grenoble e Accademia Internazionale Arti e Media, Torino

Cinque Canti d'Amore venne realizzato ed eseguito all'Ircam di Parigi nel gennaio 1997; la versione attuale é sostanzialmente lo stesso brano riscritto per l'esecuzione della parte pianistica con un solo Disklavier (nella versione originale erano previsti un piano MIDI ed un Disklavier).
Il cuore del brano é un frammento del Concerto per la Notte di Natale dell' anno 1956 per soprano e piccola orchestra di Luigi Dallapiccola, che, presente integralmente nel Canto centrale (il terzo), ha informato la composizione in diverse direzioni:
- il materiale musicale, utilizzato nell'intera composizione;
- la scelta degli autori e dei testi che sono in relazione con il frammento di Jacopone usato da Dallapiccola per il tema dell'amore (divino e umano, sensuale e ideale) e per il periodo storico;
- il rispetto dell'integrità di ritmo e metro, di suono e di senso nella relazione parole-musica;
- la suggestione che scaturisce dal verso "Amor, amor, tu se' cerchio rotondo", presente nel frammento di Dallapiccola, che innesca la spazializzazione elettronica dei suoni.
Il brano utilizza solo il trattamento elettronico in tempo reale: non ci sono suoni di sintesi, né suoni campionati.
Cinque Canti d'Amore é dedicato alla memoria di Niccolò Castiglioni, morto solo nella sua casa a Milano nel settembre 1995.
Giuseppe Gavazza - marzo 2002


Andrea Cera

Diplomato in Pianoforte e Composizione presso il Conservatorio di Padova, ha studiato Jazz Piano ai seminari di Siena Jazz. Nel 1997-98 ha partecipato al "Cursus de Composition et d'Informatique Musicale - IRCAM" a Parigi.
Le sue composizioni sono state eseguite in varie occasioni (Grieg Competition, Oslo - Teatro Olimpico, Vicenza - Festival AGORA, IRCAM, Paris - MusikForum, Klagenfurt - Octobre en Normandie, Rouen - L'Arsenal, Metz...). Nel 1999-2000 ha collaborato con il coreografo francese Hervé Robbe per "Permis de construire - Avis de demolition" (commissione del Centre Chorégraphique National du Havre - Haute Normandie) e "Untitled for Ten" (commissione del Conservatoire National Supérieur de Paris). Ha creato musiche per film e video installazioni : Le Roman du Visage, di Jacques Barsac (2001) - L'Arbre à Clous, di Gilles Boustani. (2001) - Cendrillon, di Aldo Lee (2000).
Attualmente lavora ad un'installazione che verrà presentata al Centre Georges Pompidou nel Novembre 2002, in occasione di una mostra su Roland Barthes. Si dedica inoltre allo sviluppo di un progetto personale basato sul rapporto tra suono e architettura d'interni, intitolato Le presenze.

http://andrea.cera.free.fr/home


Mauro Lanza

Nato a Venezia nel 1975, Mauro Lanza ha studiato pianoforte con Giorgio Vianello presso il conservatorio "B.Marcello" di Venezia, dove si è diplomato con il massimo dei voti nel 1996.
Parallelamente agli studi di musicologia all'università di ca' Foscari e di contrappunto e fuga con Paolo Furlani ha preso parte in qualità di esecutore e di compositore alle attività dell'ensemble veneziano "Laboratorio Novamusica".
Ha frequentato varie master-class di composizione con Salvatore Sciarrino, Gérard Grisey e Brian Ferneyhough.
Ha vinto due primi premi ai concorsi di composizione "Valentino Bucchi" (Roma 1996) e "Carlo Gesualdo da Venosa" (Potenza, 1998).
E' stato finalista con un progetto d'opera nei concorsi indetti dal festival di Aix-en-Provence e dal teatro di Francoforte (progetto Klangfiguren).
Nel 1998-99 è tra i dieci compositori selezionati per seguire il corso annuale di composizione e di informatica musicale dell'IRCAM. Da allora risiede a Parigi e svolge diverse attività in seno a questo istituto : quella di compositore-ricercatore nel campo della sintesi per modelli fisici e quella di insegnante.
I suoi pezzi sono stati eseguiti nell'ambito di festival come "Présences" (Radio France), la stagione dell'ensemble l'Itinéraire, la stagione dell'Ircam, il festival "Musica" di Strasburgo, il festival "Europäische Musikmonat" di Basilea, la "Biennale" di Venezia e sono stati radiodiffusi da Radio Tre, France Culture e France Musiques.
Ha ricevuto commissioni dal Ministero della Cultura francese, dall'Ensemble Court-Circuit, dall'ensemble l'Itinéraire, dalla "Biennale" di Venezia, dall'"Europäische Musikmonat" di Basilea e dall'ensemble Ars Nova.


Giuseppe Gavazza

Giuseppe Gavazza (Novara, 1957), vive e lavora a Torino. Si é diplomato in Composizione con Azio Corghi al Conservatorio di Milano e in Musica Elettronica presso l'EMIT di Milano, ha collaborato con il C.S.C. dell'Università di Padova con il Laboratorio di Informatica Musicale dell'Universita di Milano. Ha lavorato con l'Experimental Studio SWF di Freiburg e l'IRCAM di Parigi; dall'aprile 1997 é compositore in residenza presso l'ACROE di Grenoble. Ha ottenuto borse di studio De Sono-Torino e residenze come compositore presso la Fondation d'Art Chateau de La Napoule, Mandelieu e la USF, Bergen, Norway. Nel 2002 é stato invitato, primo musicista italiano, al META Gathering del Black Mountain College, North Carolina. Le sue composizioni hanno ottenuto riconoscimenti in concorsi nazionali e internazionali (Irino Tokyo, Bucchi Roma, Ensemblia Monchengladbach, Briccialdi Terni), sono radiotrasmesse ed eseguite in Italia e all'estero sono incise su compact discs (2E2M, Datum, DDT, Happy New Ears, HopefulMonster) e sono edite da BMG Ariola, Edipan e Ricordi. Da anni é impegnato in attività di promozione dell'arte contemporanea. Ha collaborato con Luciano Berio ed ha lavorato a lungo con Sergio Liberovici nel campo della didattica e del teatro musicale per l'infanzia. Dal 1991 é' docente di Elementi di composizione per Didattica presso il Conservatorio di Cuneo.



Massimiliano Donninelli

Saxofonista e compositore nato a Jesi nel 1971, ha compiuto gli studi musicali con Albino Mattei e successivamente presso il Conservatorio "G.Rossini" di Pesaro con Enzo Veddovi, diplomandosi con il massimo dei voti e la Lode. Nel '92 si è perfezionato al "Conservatoire Nationale de Region de Bordeaux" con Jean-Marie Londeix ottenendo il prestigioso "Prémiére prix et médaille d'or à l'unanimité avec felicitations du jury". Ha perfezionato il linguaggio jazzistico con Umberto de Nigris a Venezia. E' risultato vincitore di concorsi nazionali ed internazionali, sia come solista che in formazioni cameristiche. Si è esibito in importanti rassegne e festivals quali, il Festival Internazionale di Musica da Camera Contemporanea di Udine, Sonopolis (Venezia), Trieste Prima, Mittelfest, Otranto Festival, Musikfest S.I.M.C. (Monaco), L'altra scena (Fenice, Venezia), Biennale dei giovani artisti dell'Europa Mediterranea (Roma), Biennale Musica (Venezia), Milano Oltre, CDMC (Madrid). Ha tenuto concerti in Italia, Francia, Spagna, Germania, Olanda, Austria, Croazia, Usa e Canada. Ha registrato per la CBC, Rai, Rai Slovena e RNE. Nel 1992 è stato invitato a partecipare al X Congresso Mondiale del Sassofono esibendosi come solista con l'Orchestra Internazionale d'Italia al Teatro "G.Rossini" di Pesaro sotto la direzione del M°LU JIA. Sue composizioni sono state eseguite in Italia e in Germania, ha realizzato musiche per il teatro (CTK-Lecce) e pubblicato con Pizzicato.
Ha al suo attivo numerose prime esecuzioni e si dedica inoltre all'improvvisazione. Collabora con il Laboratorio Novamusica di Venezia, con l'Ex-Novo Ensemble di Venezia e il Chromas Ensemble di Trieste. E' titolare della cattedra di sassofono presso il Conservatorio Statale di Musica "G.Tartini" di Trieste.


Donatienne Michel-Dansac

Donatienne Michel-Dansac ha collaborato con numerose formazioni come l'Ensemble SIC, l'Ensemble Itinéraire, Ars Nova, l'Orchestra Tapiola di Helsinki, la London Sinfonietta, l'Orchestre National de France, l'Orchestre Philarmonique de Radio-France.
Collabora frequentemente con l'IRCAM dal 1993; frutto di questa collaborazione sono le sue numerose prime esecuzioni di opere di Georges Aperghis, Pascal Dusapin, Philippe Leroux, Philippe Manoury, Luca Francesconi, Josh Levine, Mauro Lanza
Non volendo specializzarsi in un'epoca musicale precisa, Donatienne Michel-Dansac interpreta la musique barocca francese, italiana e tedesca (con les Arts florissants, l'ensemble XVIII-21, l'Orchestre Baroque de la Communauté Européenne), romantica (in recital con Vincent Leterme a Radio-France, Strasburgo, l'Opéra-Bastille, la Cité de la Musique, l'Accademia di Belle Arti di Monaco…), e classica:
Ha collaborato con diversi teatri d'opera (Nantes, Lille, Tours, Montpellier, le Théâtre du Châtelet, la Comédie Française, il Concertgebouw di Amsterdam, il Musikverein di Vienne.


Alessandro Commellato

Ha studiato con Carlo Vidusso, con cui si è diplomato al Conservatorio "G.Verdi" di Milano con il massimo dei voti. Si è perfezionato in seguito con Evgeny Malinin e Sergio Fiorentino.
Ha vinto i concorsi "Franz Schubert" di Dortmund, Ciudade de Oporto, Rendano di Roma, Città di Stresa, Albenga.
Si é esibito come solista ed in varie formazioni al Mozarteum di Salisburgo, Auditorium Nacional de Madrid, Musikhalle di Amburgo, Innsbruck Musik Festival, Teatro Nazionale Wielki di Varsavia, Bösendorfer Hall di Parigi, Festival de Mulhouse, Festival d'Aix en Provence, Festival de Prades, Teatro alla Scala, Conservatorio G.Verdi di Milano, Autunno Musicale di Como, Teatro Comunale di Bologna, Teatro Regio di Parma, con programmi che spaziano dai classici viennesi eseguiti su strumenti originali a prime esecuzioni di autori contemporanei.
E' docente di pianoforte principale al Conservatorio "G. F. Ghedini" di Cuneo.


Vortice - Associazione Culturale
email: vortice@provincia.venezia.it

 

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