Groggia Teatro

sabato 24 novembre, ore 21.00

Giufà
la scienza della scemenza

di Marcello Chiarenza

con Carlo Rossi

musiche di Cialdo Capelli


Consigliato ai bambini dagli 8 anni in sù (anche molto in sù).


Chi è Giufà?

Bella domanda. Innanzitutto Giufà non si chiama Giufà, cioè si chiama Giufà in Sicilia ma in arabo si chiama Hoha, in israeliano Giochà, in toscano Giucca, in turco e albanese Nastradin Hajia. Nastradin (o Nasreddin) era un saggio un po' speciale vissuto tanti secoli fa in Turchia quando in Oriente regnava il Khan Timur Lang detto Tamerlano. Fu viaggiatore del mondo ed è noto da Buchara a Samarcanda, da Mombasa a Singapore. Le sue gesta e soprattutto le sue sentenze e storielle, solo apparentemente senza senso, hanno lasciato traccia in tutto il mondo. Quelle storie brevi e buffe si raccontano anche oggi in Iraq, in India e in tanti altri paesi d'Oriente e d'Occidente con nomi e dettagli cambiati, ma con spirito affine. In particolare somigliano a quelle che si raccontano nel Nord Europa e che hanno per protagonista Till Eulenspiegel, o a quelle che nella cultura ebraica vengono attribuite a un rabbino saggio e stravagante e infine ad un personaggio presente nelle culture del bacino del mediterraneo: il siciliano Giufà appunto.
Egli è un bambino molto ignorante, che parla per frasi fatte e che conosce soltanto una certa tradizione orale che gli venne trasmessa dalla madre. Nelle sua avventure si caccia spesso nei guai, ma riesce quasi sempre a uscirne illeso, spesso involontariamente. Giufà vive alla giornata in maniera candida e spensierata, aspettando che da un momento all'altro gli crolli il mondo addosso.
In tutti i posti, in tutte le epoche e in tutte le situazioni è un vero scemo.
O un saggio. O tutt'e due.

Un po' come noi.

Perchè Giufà?

Il buffo, il comico sono elementi fondamentali dell'infanzia, quel mondo da cui tutti proveniamo e di cui tuttora facciamo parte: il piacere, per i bambini, è giustamente legato al riso e al sorriso. E Giufà fa ridere.
Quando Giufà viene raccontato, spiegato e finalmente interpretato da un adulto scatta nel pubblico dei bambini e dei ragazzi uno strano meccanismo liberatorio. Il piccolo si sente sempre un pò scemo (etimologicamente mancante ma anche destinato a finire, a scemare appunto) anche perchè noi grandi non manchiamo mai di farglielo notare e gli stessi ragazzi tra di loro se lo rinfacciano quasi rispondendo ad un bisogno di ricordarsi l'un l'altro una verità inesorabile.
Se un attore adulto mette in scena uno scemo è come se ammettesse non solo di far parte, anche se con attributi virili, del mondo infantile ma anche e soprattutto che l'avventura di diventare uomini non può prescindere dal riconoscimento della verità: io sono intelligente quando ammetto di essere mancante perchè solo ammettendolo posso evitare il rischio di diventare cretino cioè autosufficente costruttore di un mondo a mia immagine e somiglianza.


LA SCIENZA, L'INTELLIGENZA E LA SCEMENZA
La scemenza di Giufà potrebbe anche essere considerata come una simpatica forma dell'intelligenza.
La sua beata incoscienza è favorita dall'amicizia con la bella Fortuna, la quale per nostra fortuna essendo bendata non si è accorta di aver baciato un cretino.Giufà e Fortuna sono una coppia perfetta, anche se Fortuna abbracciando Giufà diventa più cretina di lui, cretina e bendata, ma per nostra fortuna sempre e comunque fortunata.
Questo insolito rapporto di coppia, alchimia di beata scemenza, alambicca e distilla intelligenza metafisica e metà no. Ovvero, la povera materia grigia nella testa di Giufà si trasforma in sorriso infantile e solare che ride delle assurdità della vita. C'è un po' di Giufà in ciascuno di noi, poiché siamo tutti intelligenti e stupidi sotto il sole.
Comunque è sempre meglio praticare la scienza della scemenza che favorire in qualche misura la scemenza della scienza, la quale, se per nostra sfortuna, si dovesse accoppiare con il signor Sventura, non partorirebbe certo innocui sorrisi ma sventure.
Marcello Chiarenza

Con questo spettacolo abbiamo cercato di rispondere all'antico dilemma: "Scemi si nasce o si diventa?".
Ebbene, cari amici, ora sappiamo senz'ombra di dubbio che scemi si nasce.
E' cretini che si diventa.
La scemenza è dunque un dono, ce l'abbiamo addosso senza averla cercata e non abbiamo dovuto faticare per averla. Viceversa la cretinanza è tutta merito nostro, è il giusto frutto del nostro indefesso lavoro.
Forse questo ragionamento sembrerà alle vostre menti superiori un po' cretino… Vorrei in tal caso tranquillizzarvi: innanzitutto le vostre menti non sono affatto superiori, tutt'altro. Se il ragionamento vi sembra cretino è per il semplice motivo che siete scemi. Cioè siete nati.
E' chiaro?
Carlo Rossi



Carlo Maria Rossi nasce a Milano il 26 settembre 1955, di lunedì.
E' tra i fondatori della compagnia teatrale Filarmonica Clown nel lontano 1980. Il suo maestro è Boleslav Polivka geniale attore e autore moravo, sotto la cui guida recita in molti spettacoli di successo tra cui ricordiamo "Chicago Snakes" e "Don Chisciotte", quest'ultimo ancora in repertorio dal 1989. Ha collaborato come attore con diversi attori , autori e registi italiani tra i quali: Franco Branciaroli, Luca Doninelli, Letizia Quintavalla, Bruno Stori, Marcello Chiarenza, Claudio Longhi, Renato Sarti, Angelo Longoni, Gianpiero Pizzol....E' attore, autore e regista in molte produzioni per ragazzi. Anche per quel che riguarda il teatro serale é anche autore e regista di numerosi spettacoli tra cui "La commedia é divina" che ha debuttato al teatro Libero a Milano nel febbraio del 2006. Numerose le apparizioni televisive tra cui spicca ovviamente quella all'Albero Azzurro, la fortunata trasmissione per ragazzi di cui è stato conduttore per ben sette anni a partire dal 1995. L'ultima partecipazione, in ordine cronologico, è stata quella alla fiction televisiva "Suor Jo, i gialli dell'anima" diretta da Squizzato per rai tre.

Marcello Chiarenza è nato in Sicilia nel 1955, si è diplomato presso il liceo artistico Beato Angelico di Milano e successivamente si è laureato in architettura presso il Politecnico di Milano. Marcello Chiarenza opera nel campo della figurazione simbolica e della drammaturgia della festa. Negli ultimi quindici anni ha svolto il ruolo di scultore, scenografo, conduttore di laboratori, autore e regista teatrale. Si è occupato di istallazioni, percorsi figurativi all'aperto e al chiuso, allestimenti teatrali e di piazza. Ha lavorato in molte città italiane e all'estero, nei parchi naturali, in riva ai fiumi e ai laghi, in riva al mare e in montagna, nei centri storici, nelle piazze, nei castelli, nel rudere di una chiesa distrutta dal terremoto. I temi che predilige sono interni al corpo simbolico dell'anno solare, agli elementi della natura, al ciclo delle stagioni: scaturiscono dalle immagini custodite dal respiro del tempo,dalla memoria spirituale che storia delle religioni e psicologia del profondo studiano, emergono dai miti e dalle fiabe, dal linguaggio immortale che continua a parlarci attraverso le forme dei simboli.

Carlo Cialdo Capelli nasce a Bologna nel 1955 e vive a Milano dal 1985.
Inizia la sua attività al Conservatorio di Bologna al corso di musica elettronica con G.F. Fugazza; segue poi seminari di composizione con K. Stockhausen, B. Ferneyhough, G. Petrassi, i corsi di musica elettronica del Centro di Sonologia di Padova e quelli di musica da film del CET di Avigliano Umbro (TR) Sempre a Bologna partecipa nel 1978 alla realizzazione de "Il Treno di John Cage". La sua attitudine principale è quella di lavorare con le tecnologie elettroniche prediligendo un rapporto di tipo teatrale con il pubblico. Il teatro sembra essere quindi il suo naturale punto di riferimento, e al teatro, infatti, dedica le sue energie scrivendo musiche di scena e realizzando spettacoli. Ha gi? commentato una trentina di spettacoli teatrali collaborando tra gli altri con Eros Drusiani, Tino Schirinzi, Arturo Brachetti, Carmelo Bene, Sandro Luporini, Toni Comello, Giorgio Gaber (dal 1985 al 1990) il Teatro del Buratto (dal 1987 al 1993), Dario Moretti (dal 1995), Accademia Perduta (dal 1998). Lavora a progetti di didattica musicale nelle scuole, e conduce seminari e stage sui temi della musica elettronica, elettroacustica, dell'ecologia musicale, delle tecnologie applicate alla musica, e sul tema dell'opera musicale nella scuola elementare. Dal 1996 è formatore per l'MCE (movimento di cooperazione educativa). ? vincitore, nella sezione teatro musicale, dell'edizione 1991 del concorso di composizione per ragazzi della provincia di Como con la sua prima opera "L'anello magico". Da allora si ? specializzato nella composizione e messa in scena di opere per ragazzi.
? attivo anche nel settore della multimedialità (sue le musiche per il CD Rom della Galleria Borghese di Roma) e delle installazioni: il "Il Presepe di S. Lucia" e "Bella, Horrida Bella" utilizzano appieno le potenzialità del suo "Tuttopiano" un pianoforte con la tastiera che corre lungo tutto il suo perimetro. Attualmente sta scrivendo un'opera su libretto di Eros Drusiani dal titolo "Operina Bestiale". Dal 1999 si affaccia al mondo della regia firmando due spettacoli di teatro musicale: "Il ballista e la pianista" un'antologia delle canzoni di Dario Fo, e "Rigorosamente grezzo" uno spettacolo dell'amico Jimmy Villotti


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